Apurimac. La strada della scarpa etica


Un breve documentario su un progetto di cooperazione internazionale promosso da una ONG italiana, e sul senso del lavoro degli operatori dello sviluppo. Si tratta di un prodotto che pur essendo di natura promozionale, tende verso una comunicazione trasparente, non pubblicitaria ne di propaganda, nella quale il pubblico è invitato a riflettere ed è chiamato a responsabilizzarsi, e a sentirsi parte di un processo che affronta difficoltà e non nasconde le sue debolezze.

Il webdoc mostra il percorso della “scarpa etica”, prodotta in una imprese marchigiana, nelle fasi di ideazione, di produzione, di distribuzione e dell’uso che viene fatto dei proventi della sua vendita, sempre facendo attenzione alle motivazioni etiche sottintese all’operazione nel suo complesso e alla motivazione di chi è coinvolto in ciascuna di queste fasi.

Il documentario è volto a motivare i donatori, e le imprese socialmente responsabili, offrendo loro trasparenza e mostrando non solo i benefici finali ma anche l’importanza del lavoro degli operatori, con l’obiettivo di creare un nuovo clima di fiducia fra donatori e associazioni di cooperazione

di Filippo Tantillo, 2013, durata 15.09

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All’Aquila con lo sguardo rivolto alle comunità possibili

Prima del terremoto esisteva all’Aquila una scuola di cinema, L’Accademia dell’Immagine, con una sua storia più che ventennale. Per tre anni ho tenuto lì un corso di videoricerca. Quello che provavo a fare nel mio seminario, da ricercatore sociale armato di videocamera, era sperimentare con gli studenti l’uso del video come strumento di conoscenza adatto non soltanto a raccontare microstorie, nella tradizione del documentario sociale, ma anche a cogliere fenomeni sociali vasti, ricostruire scenari collettivi, cercando di illuminare aspetti che emergevano con chiarezza dalla ricerca sul campo ma erano meno presenti nella sua narrazione tradizionale. Spingendo gli studenti ad immergersi nei fenomeni e nei luoghi, facendosi parte del flusso, senza perdere l’autonomia dello sguardo, ma puntando ad individuare tracce ed indizi rivelatori, e immaginando dei prodotti video strumentali a promuovere il cambiamento, ad innescare processi per superare le difficoltà non solo dei territori ma anche delle empasse conoscitive che tutti noi sperimentiamo prima o poi facendo ricerca. Continua a leggere

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Le risorse del sottosviluppo. Una proposta per le aree interne

Una proposta per le aree interne

Le aree interne del nostro paese ospitano circa il 30% della popolazione italiana. Nell’ultimo anno ho collaborato alla costruzione di una Strategia di sviluppo complessiva, che dichiara l’ambizioso obiettivo di invertire la loro secolare e crescente tendenza alla marginalità. Succede che nell’intrecciarsi delle crisi economica dell’occidente con quella ambientale e di risorse, queste aree stanno acquisendo nuovo valore, rappresentano la riserva di energia, delle risorse naturali e culturali, della ricchissima biodiversità delle culture produttive e del saper fare del nostro paese. Per questi motivi oggi si sente la necessità, di ripartire da queste zone, restituendo loro centralità.

E’ un disegno di lunga durata. La strategia, che oggi comincia a muovere i primi passi con un progetto pilota di supporto alle regioni e di sperimentazioni sul campo, avrà successo se saprà muoversi in discontinuità col passato, a partire dalla presa di coscienza dei fallimenti della lunga stagione dello “sviluppo locale”, che ha visto l’impiego di risorse ingentissime, senza riuscire ad invertire la tendenza alla marginalizzazione e alla subalternità di questi territori, e anzi spesso riproducendone i meccanismi.

A questo proposito dice Piero Bevilacqua “Si tratta di un progetto che, per visione e modo di procedere, si distacca nettamente dal modello di sviluppo economico tardo-novecentesco rappresentato dalla Tav. Non è solo una diversa concezione dell’economia, ma un nuovo modo di procedere dell’azione politica, che non impone dall’alto piani di modificazione rilevanti dell’assetto ambientale, ma entra in un rapporto di cooperazione con le popolazioni Sono due strade opposte e culturalmente inconciliabili”. Per riacquisire le istanze nuove dei territori c’è un gran bisogno che si riapra una dibattito sul ruolo che queste aree hanno e dovranno avere nel disegno del futuro del paese. Continua a leggere

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Le comunità possibili

Le comunità possibili.

Salute mentale e partecipazione dalla chiusura dei manicomi alla ricostruzione de L’Aquila.

Nei giorni successivi al terremoto dell’Aquila, il 6 aprile 2009, ai responsabili del Dipartimento di salute mentale della ASL cittadina viene fatta pervenire la proposta di costruire una tendopoli specifica, distante dalle altre, riservata ai servizi e ai loro pazienti. La preoccupazione della Protezione Civile è, in qualche maniera, che la presenza dei “matti” in mezzo ai comuni cittadini possa creare problemi nella gestione dell’emergenza. La risposta è un secco diniego: in Italia la salute mentale oggi non si fa rinchiudendo o isolando i pazienti in strutture apposite, ma favorendone il reinserimento nella comunità. E’ un’idea che prende le mosse dalle prime chiusure degli ospedali psichiatrici all’inizio degli anni 70, a partire dall’esperienza del manicomio di Gorizia, allora diretto da Franco Basaglia. Le pratiche partecipative e di cittadinanza nate in quel contesto, infatti, uscendo dalle mura degli ospedali, si intrecciarono e si ibridarono proprio in quegli anni con la contemporanea riscoperta del territorio da parte degli operatori della sanità, della scuola, dell’urbanistica, della medicina del lavoro, dei media. Luciano Carrino, psichiatra, che oggi lavora nella cooperazione allo sviluppo, ci illustra il lungo percorso che porta dal superamento dell’ospedale psichiatrico alla lotta contro l’esclusione sociale, e via via fino allo sviluppo umano, attraverso il racconto dell’esperienza del Centro di Medicina Sociale di Giugliano e di alcuni programmi di cooperazione allo sviluppo nei paesi del terzo mondo. Un percorso fatto spesso di sperimentazioni del tutto innovative che, soprattutto nella gestione delle emergenze del dopo terremoto in Irpinia, e più recentemente in Abruzzo, hanno un intercambio fecondo con i movimenti dei cittadini, politici e civici. in collaborazione con il University College of London 2011 filippo tantillo; durata 47′

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Hot Potatoes at University

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Faraway in Leuven

la biblioteca di Lovanio

Il posto più bello dove camminare a Leuven è il Groot Begijnhof: la più grande città delle beghine nei paesi bassi, sopravvissuta miracolosamente intatta alle guerre del XX secolo. Una città nella città, un dedalo di viuzze e casine di mattoncini gialli dominato dalle guglie altissime di nero rilucente e di una grande chiesa con un tetto immenso affilato come una lama. Gli storici non hanno le idee chiare riguardo a chi fossero queste beghine, a cosa facessero in questi spazi. Vedove di guerra, sosteneva il belga Henry Pirenne, frutto dello squilibrio demografico causato dalla guerra dei trent’anni, un mostro che con la sua coda di epidemie aveva ingoiato gli uomini del continente; si organizzavano per non essere sole, si difendevano costruendo città solidali nelle città della violenza, e in un clima quasi monastico ricostruivano la loro vita.  Oggi l’economia dei flussi, del riuso, dei grandi contenitori, della conoscenza ha trasformato gli interni di questo posto in  residenza universitaria, in spazi congressuali, dominati da un’estetica minimalista e funzionalista, vuoti per buona parte del tempo; forse non si poteva fare di meglio, ma ho la sensazione che talvolta queste iniziative, fatte per ridare nuova linfa vitale a luoghi che hanno smarrito la loro ragione d’essere, finiscano per accelerarne la decadenza, e che invece di riportarli al centro, li marginalizzino ancora di più. Continua a leggere

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Faraway in Vienna

Nel maggio dell’anno scorso una piccola società di ricerca di Napoli, con la quale ho avuto modo di lavorare nel passato, mi ha invitato a Vienna per presentare la mia attività di videoricercatore all’interno di una Conferenza Internazionale sulle politiche sociali in area urbana. In merito alla conferenza non c’è molto da dire; in queste grandi occasioni internazionali la scelta degli argomenti è piuttosto formale, il numero degli eventi esagerato, la trattazione superficiale. Tuttavia alcune persone conosciute durante i seminari mi hanno permesso di entrare in contatto con un insieme variegato e composito di microprogetti sociali, culturali, artistici, promossi da singoli cittadini e da associazioni viennesi, che lavorano negli spazi vuoti lasciati, nel tessuto urbano, dall’esodo degli ebrei del 1938. Questi “vuoti” fisici, luoghi incerti, vengono messi al centro di iniziative, che guardano non tanto al recupero della memoria, quanto alla costruzione di un nuovo tessuto sociale urbano. Continua a leggere

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La lettera di un grande storico inglese, quasi centenario, ad Antonio Gramsci; Nino, lo chiama, per l’assiduità del rapporto con i suoi scritti e della frequentazione con il suo pensiero, e per via del legame umano e di solidarietà che li ha visti protagonisti, insieme pur senza potersi conoscere, delle lotte del “secolo breve”.
E’ una lettera di ringraziamento al “più grande sardo del 900”, e alla terra che lo ha generato: la Sardegna, al centro e al tempo stesso alla periferia del mondo. Nel caso di Antonio Gramsci, come nel mio caso, dice il gallese Hosbawn, è proprio lo sguardo che muove dalla periferia (peripherical perspective)  che nasconde il genio per l’analisi e la comprensione del mondo.  “I fell better taking a sighting of the world from periphery then the Center” scrive Stuart Hall, uno dei fondatori dei Cultural Studies, nel 1967. E’ un approccio fortemente diffuso negli studi storici, sociali e culturali inglesi. Uno sguardo che, ribadendo l’unicità dei luoghi e delle esperienze, è sottiniteso in Faraway in Europe.

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‘Miracolo a Milano’ e il rapporto tra Vittorio De Sica e Cesare Zavattini attraverso materiale di repertorio e le testimonianze dell’attrice Brunella Bovo, dei critici cinematografici Tatti Sanguineti e Lorenzo Pellizzari, il doppiatore di Totò, Emilio Pozzi, e la comparsa Ivan Della Mea. I ricordi di Guido Vergani, Carlo Castellaneta, Guido Lopez e dello stesso Ivan Della Mea raccontano la Milano di quegli anni, ricordando allo spettatore che tutto intorno al set esisteva una città in fase di ricostruzione fisica e morale.

Viaggio intorno a Miracolo a Milano
di Sanela Bajric

Regia: Sanela Bajric Soggetto: Giuliana Dea Sceneggiatura: Giuliana Dea, Shantala Frigerio Durata: 28′ formato: Beta

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Le comunità possibili – il promo

Le comunità possibili
Salute mentale e partecipazione dalla chiusura dei manicomi alla ricostruzione dell’Aquila

Nei primi giorni successivi al terremoto dell’Aquila, il 6 aprile 2009, ai responsabili del Dipartimento di salute mentale della ASL cittadina viene fatta pervenire la proposta di costruire una tendopoli specifica, distante dalle altre, riservata ai servizi e ai loro pazienti. La preoccupazione della Protezione Civile è, in qualche maniera, che la presenza dei “matti” in mezzo ai comuni cittadini possa creare problemi nella gestione dell’emergenza. Continua a leggere

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