La lettera di un grande storico inglese, quasi centenario, ad Antonio Gramsci; Nino, lo chiama, per l’assiduità del rapporto con i suoi scritti e della frequentazione con il suo pensiero, e per via del legame umano e di solidarietà che li ha visti protagonisti, insieme pur senza potersi conoscere, delle lotte del “secolo breve”.
E’ una lettera di ringraziamento al “più grande sardo del 900”, e alla terra che lo ha generato: la Sardegna, al centro e al tempo stesso alla periferia del mondo. Nel caso di Antonio Gramsci, come nel mio caso, dice il gallese Hosbawn, è proprio lo sguardo che muove dalla periferia (peripherical perspective)  che nasconde il genio per l’analisi e la comprensione del mondo.  “I fell better taking a sighting of the world from periphery then the Center” scrive Stuart Hall, uno dei fondatori dei Cultural Studies, nel 1967. E’ un approccio fortemente diffuso negli studi storici, sociali e culturali inglesi. Uno sguardo che, ribadendo l’unicità dei luoghi e delle esperienze, è sottiniteso in Faraway in Europe.

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